iCub

giovedì, aprile 2nd, 2009

ICub – Il Baby Robot tutto Italiano.

Pubblicato da Gordon Francis Ferri alle 09:46 in Science


I passi avanti che si stanno compiendo in tutto il mondo nel campo della Robotica sono veramente stupefacenti e
in questo settore anche l’Italia è in prima fila, con il progetto I-Cub
al quale stanno lavorando da anni i tecnici dell’Istituto Italiano di
Tecnologia di Genova, i quali stanno mettendo a punto il primo robot
bambino, un robot in grado di riprodurre molte delle caratteristiche
dei movimenti di un bambino umano di due anni.

Questa
qui sotto che vi riporto è una interessante intervista al capo del
progetto, Giorgio Metta, realizzata da Disma Dylan Pestalozza per il
sito www.deagostiniedicola.It:

Il primo robot bambino è italiano

Stiamo
parlando dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia, una fondazione
che al momento sta portando avanti un progetto teso alla realizzazione
di un robot con la capacità di apprendere pari a quella di un bambino
di due anni. Ne abbiamo parlato con uno dei padri di Robotcub (robot
cucciolo), Giorgio Metta ricercatore dell’Università di Genova.

Cos’è e di cosa si occupa l’Istituto Italiano di Tecnologia? è una sorta di MIT nostrano?

E’ una fondazione (http://www.iit.it/) che promuove la ricerca scientifica e il trasferimento di conoscenza verso l’industria. Ha tre filoni principali di ricerca: robotica, neuroscienza, nanotecnologia. A questi credo se ne aggiungerà un quarto detto del "drug delivery"
(somministrazione localizzata di farmaci all’interno del corpo umano).

Quali sono i suoi compiti all’interno di questo Istituto?

Domanda
un po’ complessa. Formalmente in questo momento nessuno se non quello
di supervisione e tutoraggio di un certo numero di studenti di
dottorato del corso di Tecnologie Umanoidi che e’ sponsorizzato
dall’IIT. L’istituto e’ nella sua fase di startup. Sono stati nominati
i "direttori di
ricerca". Uno di questi e’ il Prof. Giulio Sandinicon il quale condivido la gestione del progetto UE RobotCub. I piani sono quelli di utilizzare il robot in fase di realizzazione nel progetto anche all’interno dell’IIT.

In cosa consiste il vostro progetto denominato "robotcub"?

E’ un progetto EU iniziato nel 2004 che coinvolge 10 partners (http://www.robotcub.org/) coordinato dall’Università’ di Genova e nello specifico dal LIRA-Lab. Il Prof. Sandini e’ il coordinatore del progetto, io coordino la realizzazione della piattaforma umanoide (hardware & software) e
David Vernon la ricerca sulla cognizione. Il progetto ha 3 obiettivi:

realizzare una piattaforma robotica umanoide completa. 53 gradi di
libertà, visione, tatto, udito, propriocezione (la capacità di percepire il proprio corpo nello spazio), ecc.

– trasformare la piattaforma in un sistema open-source (come per Linux), sia per la parte hardware che software in modo che altri laboratori possano lavorare su un sistema condiviso.


condurre e possibilmente completare un piano di ricerca sulla
cognizione e in particolare sugli aspetti della manipolazione (sia di
oggetti, che nella generazione di gesti, imitazione, ecc.). Per fare
questo lavoriamo a stretto contatto con neuroscienziati. La
caratteristica cruciale che dovrebbe
possedere il robot alla fine del progetto e’ quella di apprendere e sviluppare le capacita citate sopra attraverso l’interazione con l’ambiente circostante e non perché programmate a priori dai progettisti.

Cosa significa "fondere robotica, nanotecnologie e neuroscienze"?

Il
robot nel breve termine sarà allo stato dell’arte ma sfrutterà
tecnologie tradizionali (es: motori elettrici, metallo per le
strutture). Nel futuro prossimo vorremmo passare a attuatori di nuova concezione (muscoli artificiali) e strutture "ossee" plastiche. Questo per migliorare le prestazioni complessive.

Fondere robotica, neuroscienze e nanotecnologie, significa fertilizzare mutualmente queste discipline su un progetto comune
come puo’ essere quello di un robot umanoide con capacità di
apprendimento. L’idea e’ che mentre le neuroscienze possono servire da
fonte di ispirazione per la robotica allo stesso tempo la robotica
possa fornire delle nuove indicazioni alle
neuroscienze potendo
verificare o confutare i modelli del funzionamento del cervello ad oggi
disponibili. Ovviamente un simile ragionamento si può fare nel caso
delle nanotecnologie.

Con robotcub riproducete un cervello umano di un bimbo di due anni in tutte le sue parti?

In realtà e’ solo il corpo ad avere le dimensioni di un bimbo di 2 anni e mezzo. Il cervello e’ molto più difficile da fare. Alla fine del progetto (se tutto va bene) probabilmente il robot avrà più verosimilmente le capacità di un bimbo di 10 mesi.

Quali potrebbero essere le applicazioni pratiche di questo progetto o dei derivati di esso?

Qualunque. Il robot di per sé sarebbe direttamente utilizzabile come supporto ai disabili, nelle fabbriche, in condizioni pericolose per l’uomo e così via.
Credo che le applicazioni siano solo limitate dalla fantasia. Ma la
vera tecnologia rivoluzionaria sarebbe quella dell’intelligenza (e
dell’apprendimento
di questa). Gli algoritmi e/o i meccanismi che consentissero di
raggiungere questo traguardo potrebbero essere riutilizzati ovunque:
automazione industriale, trasporti, spazio, controllo di sistemi
complessi, ecc.

Le sembianze umanoidi sono un vezzo estetico o sono funzionali al robot?

Sono
funzionali. In breve, le neuroscienze ci fanno vedere quanto il
controllo del movimento possa plasmare le nostre capacità cognitive e
percettive. Non esiste cognizione senza un corpo (almeno per i sistemi che conosciamo, quelli naturali/biologici). Senza un corpo e un corpo con
fattezze più o meno umane pensiamo che non sia possibile ottenere un modello significativo del cervello.

Tra il serio e il faceto, fra quanti anni l’uomo si organizzerà in comitati clandestini di lotta contro il potere dei robot?

Probabilmente mai, perché in realtà ci
sarà una transizione che come nella migliore fantascienza vedrà l’uomo
biologico costretto a riconoscere i diritti "umani" dei robot

che forse non saranno più robot in senso stretto. Un’altra citazione
dalla fantascienza: l’uomo in fondo e’ sempre dipeso dalle macchine per
vivere meglio e per supportare una qualità di vita elevata, magari in
futuro dipenderà dalla robotica come oggi dipende dall’auto e dalle
telecomunicazioni.

Qui sotto le ultime foto del progetto I-Cub, appena pubblicate sul sito www.repubblica.it

http://genova.repubblica.it/multimedia/home/1451584

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